Venerdì 11 lo scrittore ANGELO NICOLINI presenta il saggio “Savona alla fine del Medioevo”

Venerdì 11 maggio  ore 18  Sala Rossa del Comune:

incontro con lo scrittore

ANGELO NICOLINI

e presentazione del saggio

 “Savona alla fine del Medioevo

(1315-1528)

Strutture, denaro e lavoro, congiuntura.

(Città del silenzio Edizioni)

Libro patrocinato dall’ Istituto Internazionale di Studi Liguri e dalla Società savonese di Storia Patria.  Partecipano:

prof. GIOVANNI ASSERETO (Università di Genova), prof. CARLO VARALDO (Università di Genova),

dott. FURIO CICILIOT (Società Savonese di Storia Patria)

A cura della Libreria Ubik

Il libro presenta una completa rilettura di oltre due secoli della storia cittadina. Esso si basa su di un lungo e vasto lavoro archivistico, condotto esaminando tutte le fonti documentali conservate presso il locale Archivio di Stato e integrato con ricerche presso numerosi Archivi italiani (a partire naturalmente da quello di Genova) e stranieri, da quelli francesi a quelli fiamminghi e a quelli inglesi. L’obiettivo è quello di superare i limiti della precedente storiografia locale, cercando di inserire le vicende cittadine all’interno di un più vasto (e storicamente più comprensibile) ambiente mediterraneo ed europeo.

Nel libro viene quindi analizzata la situazione urbanistica e territoriale, le dinamiche sociali e culturali, gli arredi e le attrezzature di uso quotidiano, i meccanismi di formazione e di gestione del potere, le strutture economiche (dalle “forme” del denaro alle tecniche finanziarie, dall’ubiquità del credito alle diverse attività produttive), delineando una evoluzione cronologica (congiunturale, appunto) delle diverse fasi di espansione e di recessione della nostra città.

Scopo principale del libro è quello di tracciare una storia di Savona del tutto nuova, grazie alla forza indiscutibile delle prove documentali, correggendo e talvolta ribaltando vecchi giudizi e stereotipi ormai insostenibili di fronte a nuove metodiche di approccio. Il quadro complessivo emerso alla fine del lavoro è quello di una comunità “medievale” viva e vitale, pur sullo sfondo di una realtà storica generale talvolta cupa, convivente fra retaggi di antiche mentalità feudali e audaci spinte innovative.

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