Lunedì 23 aprile ore 18: incontro con l’ex Procuratore Capo di Palermo e Torino GIAN CARLO CASELLI

incontro con l’ex Procuratore Capo di Palermo e Torino

GIAN CARLO CASELLI

e presentazione del nuovo libro

 “La verità sul processo Andreotti”

(Editori Laterza)

Introduce CLAUDIO PORCHIA

Giulio Andreotti è stato assolto dall’accusa di associazione con Cosa nostra? Molti ancora oggi lo credono. Questo libro di Caselli e Lo Forte spiega come sono davvero andate le cose.

Il grido dell’avvocata Giulia Bongiorno, neocandidata leghista, innescò la notizia secondo la quale il sette volte Presidente del Consiglio è uscito indenne dal processo per mafia a Palermo. Con successiva santificazione politico-mediatica. Nel libro i due magistrati ristabiliscono i fatti, a cominciare  dalla sentenza di Appello del 2003 (poi confermata un anno dopo in Cassazione) che decretò il “non doversi procedere… in ordine al reato di associazione per delinquere… commesso fino alla primavera del 1980, per essere lo stesso reato estinto per prescrizione”. Fino al 1980 Andreotti ha quindi “commesso” il reato di associazione per delinquere con Cosa Nostra, che però è prescritto.

I due autori del libro spiegano anche perché in Italia la lotta alla mafia innesta troppo spesso la marcia indietro.  Se lo Stato non ha ancora sconfitto le mafie, ribadiscono Caselli e Lo Forte, non è solo una questione di uomini e mezzi. E’ che con troppa frequenza i successi sono accompagnati dalle retromarce e dai contrattacchi del solito circuito politico-mediatico. Fu così – ricostruiscono puntigliosamente nel libro –  per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, largamente osteggiati dopo aver portato a casa il più grande successo dello Stato nella lotta alla mafia, cioè le condanne al maxiprocesso di Palermo. E’ stato così anche per i magistrati che hanno osato portare sul banco degli imputati il politico più potente e più compromesso della Prima repubblica. Assolto. Per aver commesso il reato.

Gian Carlo Caselli è stato uno dei magistrati protagonisti delle vicende di primo piano della recente storia italiana: giudice istruttore a Torino impegnato, in particolare, sulle Brigate rosse, ha diretto la procura di Palermo dal 1993 al 1999, dalla cattura di Totò Riina ai grandi processi su mafia e politica.

 

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